Intelligenza artificiale, le imprese italiane accelerano (ma restano indietro)
OGGETTO: Solo il 18% delle PMI ha adottato soluzioni AI. Ecco cosa frena la rivoluzione tecnologica del Made in Italy
L'intelligenza artificiale nelle imprese italiane procede a due velocità. Da un lato, grandi aziende e multinazionali stanno integrando sistemi di machine learning, automazione avanzata e analisi predittiva con risultati tangibili. Dall'altro, le piccole e medie imprese — cuore pulsante del tessuto produttivo tricolore — arrancano, frenate da costi, competenze scarse e una cultura digitale ancora immatura.
Secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Innovazione Digitale delle PMI promosso dal Politecnico di Milano, solo il 18% delle imprese italiane con meno di 250 dipendenti ha adottato almeno una soluzione di intelligenza artificiale. Un dato che ci colloca dietro Germania (27%), Francia (24%) e media europea (22%). Non un dramma, ma nemmeno una passeggiata.
"Il problema principale non è la mancanza di volontà — spiega Marco Bianchi, direttore di Retecamere — ma la difficoltà di accesso al credito per l'innovazione e la carenza di competenze interne. Un'impresa artigiana di 15 persone non può permettersi un data scientist."
Eppure, chi ha provato l'AI non torna indietro. È il caso di un'azienda tessile del comasco che, grazie a un sistema di visione artificiale per il controllo qualità, ha ridotto gli scarti del 40% in un anno. O di una realtà logistica romagnola che, con un algoritmo di ottimizzazione dei percorsi, ha tagliato i costi di trasporto del 22%. Storie piccole, impatto grande.
IL RUOLO DEI CONSORZI E DELLE RETI
Una delle strade più promettenti è quella dei consorzi tra imprese. Aggregarsi permette di condividere investimenti, accedere a piattaforme condivise e sviluppare modelli AI su misura per settori specifici. Il settore alimentare, il manifatturiero e la meccanica di precisione stanno guidando questo processo con progetti pilota finanziati anche dal PNRR.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato circa 900 milioni di euro per la digitalizzazione delle PMI, con bandi che includono esplicitamente l'adozione di tecnologie AI. Ma i tempi burocratici restano lunghi e i fondi rischiano di non essere assorbiti entro i termini previsti.
LA SFIDA DELLA FORMAZIONE
Senza un piano serio di riqualificazione, l'Italia rischia di restare intrappolata in un divario strutturale. Servono più percorsi universitari interdisciplinari, ma anche programmi di formazione continua per i lavoratori over 40 che oggi rappresentano la maggioranza del tessuto produttivo.
Alcune associazioni di categoria stanno tentando di colmare il vuoto con academy gratuite e tirocini nelle aziende tech. Ma la scala è ancora troppo piccola rispetto alla domanda.
L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON È PIÙ UN LUSSO
Il messaggio che arriva dal campo è chiaro: l'AI non è più una tecnologia per grandi corporation. Esistono soluzioni accessibili — anche sotto forma di SaaS — che permettono a un'impresa di 10 persone di automatizzare la gestione degli ordini, migliorare il customer service o ottimizzare il magazzino. Il problema è che in pochi lo sanno. E chi lo sa, spesso non sa da dove cominciare.
La partita per il futuro del Made in Italy si gioca adesso. E passa, inevitabilmente, anche da un algoritmo.
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